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Arrivederci in Cielo, caro Don Francesco

Saluto di Nino Ivaldi all'Arciprete di Oviglio, durante le sue esequie il 2 dicembre 2010

02/12/2010

 

SALUTO DI CONGEDO A DON FRANCESCO GANDINI

Rev.do e caro Don Francesco,

quarantatre anni or sono, in una radiosa domenica di primavera, l’intera Comunità ovigliese si raccolse in straordinaria adunanza per porgerLe il benvenuto quale novello pastore designato a succedere al compianto arc.Don Paolo Poggio: tutto questo avveniva in obbedienza alla designazione dell’allora vescovo S.E.Mons.Giuseppe Almici che Le aveva rivolto la stessa esortazione che il Signore rivolse un giorno a Pietro : “Pasci le mie pecore”. Esortazione da Lei accolta con docilità e con la ferma volontà di attuarla fedelmente secondo le linee direttrici del Concilio Vaticano II da poco concluso, e mettendo a frutto la preziosa esperienza maturata durante gli anni di vice-cura, soprattutto nel dodicennio trascorso a Felizzano sotto la guida illuminata dell’arciprete mons.Quinto Gho.
C’erano tante Autorità e molta folla, quel giorno, ad accoglierLa accompagnato dai superiori, da tanti confratelli, da compagni di ordinazione sacerdotale, dai parenti e da tanti amici ed estimatori di Felizzano e di Valle S.Bartolomeo. Un comune, sincero sentimento univa gli animi di tutti: quello della filiale devozione, unito all’augurio di un fecondo apostolato ma anche all’ impegno a collaborare al Suo programma pastorale; corali furono le preghiere elevate al Signore in quel giorno affinché l’aiuto divino e l’intercessione dei nostri santi protettori Felice e Agata rendessero più lievi le responsabilità ed il compito affidatoLe.
Anche oggi molta folla si è radunata, avvolta però in un’atmosfera di tristezza; c’è il pastore della diocesi S.E.Mons.Giuseppe Versaldi, Autorità civili e militari, numerosi confratelli, e ancora suoi compagni di ordinazione sacerdotale Don Filippo Rava e Don Luigi Riccardi anche in rappresentanza di don Francesco Carassa e Don Giacomo Ravera che hanno concluso in anticipo il pellegrinaggio terreno; c’è l’Amministratore parrocchiale Don Claudio Pistarino inviato in Suo aiuto per premuroso interessamento di mons.Vescovo quando le forze sono venute meno, ci sono gli addolorati suoi parenti; in qualche oscuro angolo, siamo certi, aleggia pure lo spirito di mamma Maria e quello di papà Bernardo.
Anche oggi un comune sentimento pervade e unisce l’animo di tutti: quello della RICONOSCENZA.
Riconoscenza e gratitudine verso il buon Dio, che ha voluto donare ad Oviglio, per oltre quarant’anni, la presenza di un autentico prete; riconoscenza e gratitudine a Lei, don Francesco, resosi docile strumento della Provvidenza rendendo viva e quotidiana testimonianza di una radicale scelta evangelica, instancabilmente. Rare parentesi: quelle per visitare la Terra Santa o per recarsi alla grotta di Lourdes.

Il Suo stile di vita?
Chi Le è stato a lungo vicino sa che è sempre stato sobrio sino al limite della povertà. Lei doveva far tesoro di ogni briciola anzitutto per poter aiutare, in gran silenzio e segretezza, il prossimo in difficoltà; la Sua gioia per il donare si rivelava soltanto quando Lei citava, inconsciamente specchiandosi, un ritratto del grande Marcello Candia che suonava e suona così: “Tormentatore dei cristiani dalle emozioni tascabili, dal Vangelo del settimo giorno, dalla dedizione una tantum, dalla commozione natalizia, dal francescanesimo letterario e dalla fraternità per soprassalto”; no, Lei, don Francesco, non ha fatto parte di quella schiera di cristiani.
La sobrietà di vita, certamente unita alla generosità dei parrocchiani, doveva poi servire per la conservazione e l’abbellimento della Sua e nostra chiesa, l’edificio materiale. Il rifacimento integrale del tetto, dei pavimenti, il ripristino delle architetture e dei muri perimetrali interni, la dotazione del monumentale organo, il restauro dei muri esterni e del campanile e la loro sistemazione nell’originario aspetto del mattone a vista, l’acquisizione dell’artistica mensa post-conciliare, e poi ancora il totale e straordinario restauro della chiesa della Madonna, infine la canonica: si, infine, perché nella Sua scala delle urgenze prima veniva la casa del Signore e poi quella del parroco. Tutto quanto ricordato, senza dimenticare la saggia e operosa presidenza dell’Asilo Infantile-Scuola Materna, il fattivo contributo all’amministrazio
ne della Casa di Riposo, gli anni di insegnamento della religione negli istituti superiori di Alessandria
Ma accanto alla chiesa-edificio materiale Lei ha curato con zelo quello spirituale, le anime affidateLe. Così
- ha reso tanti bimbi figli di Dio col battesimo;
- ha benedetto l’amore di tanti giovani sposi;
- si è reso mediatore della divina misericordia;
- ha confortato con la luce della fede tante persone giunte al tramonto della loro vita
- ma soprattutto
- ha trasformato ogni giorno, per oltre quarant’anni, su questa mensa, il pane e il vino nel corpo e sangue del Signore confermando, dinanzi ad una nostra presenza a volte distratta dall’abitudine, che ciò che di miracoloso avviene eccezionalmente a Lourdes o per intercessione di San Padre Pio accade quotidianamente qui su questo altare. Senso di sacralità, di solennità, preparazione minuziosa delle liturgie: mai improvvisazione.

Caro don Francesco: la ricchezza delle Sue realizzazioni materiali e prima ancora spirituali ci rimandano con la memoria ad una affermazione bisbigliata da Giovanni Paolo II di venerata memoria sul letto di morte, non certamente per vanità o presunzione di immortalità: “NON OMNIS MORIAR”, “ NON TUTTO IO MORIRO’ “, citazione del poeta latino Orazio.
Lei, caro don Francesco, non l’ha mai pronunciata durante i lunghi mesi del suo calvario, serenamente rassegnato alla divina volontà; ma la ripetiamo noi per Lei.
Sì: per fede anzitutto crediamo che Lei continuerà a vivere nella Comunione dei Santi, nella chiesa trionfante; ma anche qui in terra, ad Oviglio e là dove ha svolto il Suo ministero sacerdotale, Lei non morirà completamente. Le opere materiali realizzate per rendere più bella la casa del Signore resisteranno all’usura del tempo; quelle spirituali rimarranno scolpite non soltanto nell’animo di tutti coloro che hanno fruito dei Suoi doni sacerdotali, ispirando preghiere di suffragio, ma più diffusamente nel cuore delle persone che Le hanno voluto e Le vogliono ancora bene.
Per Lei, dunque, qui in terra cristiano ricordo e umana gratitudine; in cielo, per gli stessi meriti, ornati di bontà, di semplicità e di evangeliche virtù, vogliamo pensare che il buon Dio l’abbia già accolta con un abbraccio misericordioso accompagnato dall’esclamazione: “ Bravo, servo buono e fedele, entra nel gaudio del tuo Signore!”(Matteo 25,21).

Oviglio, 2 dicembre 2010

Nino Ivaldi

 

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